Escamotage per sopravvivere

Ed è, insomma, un modo come un altro di risolvere il problema dell’esistenza accostarsi abbastanza alle cose e alle persone che ci sono parse di lontano belle e misteriose, per renderci conto che sono prive di mistero e di bellezza; è una delle pratiche d’igiene fra cui si può scegliere, pratica forse non molto raccomandabile, ma che ci dà una certa calma per trascorrere la vita e anche – dacché ci permette di non rimpiangere nulla, persuadendoci che abbiamo raggiunto il meglio e che il meglio non era gran cosa, – per rassegnarci alla morte.

Et c’est en somme une façon comme une autre de résoudre le problème de l’existence, qu’approcher suffisamment les choses et les personnes qui nous ont paru de loin belles et mystérieuses, pour nous rendre compte qu’elles sont sans mystère et sans beauté; c’est une des hygiènes entre lesquelles on peut opter, une hygiène qui n’est peut-être pas très recommandable, mais elle nous donne un certain calme pour passer la vie, et aussi comme elle permet de ne rien regretter, en nous persuadant que nous avons atteint le meilleur, et que le meilleur n’était pas grand-chose—pour nous résigner à la mort.

Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto, Vol. 2; All’ombra delle fanciulle in fiore, pag. 554 (Ed. Einaudi 1949, traduzione di Franco Calamandrei e Nicoletta Neri)

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Invidia, necessaria alla felicità

Grazie al benefico miracolo dell’amor proprio, siccome poche persone possono avere brillanti relazioni e conoscenze intime, quelli che ne sono privi si credono ancora più fortunati, perché l’ottica dei gradini sociali fa sì che ogni posto sembri il migliore a chi l’occupa e che vedo meno favoriti di lui, mal sistemati, da compiangere, i più grandi, ch’egli nomina e calunnia senza conoscere, giudica e disdegna senza comprendere. Anche nel caso in cui la moltiplicazione di tenui vantaggi personali da parte dell’amor proprio non basterebbe ad assicurare a ciascuno la dose di felicità, superiore a quella accordata agli altri, che gli è necessaria, c’è l’invidia a colmare la differenza. E’ vero che se l’invidia si esprime in fase sdegnose, bisogna tradurre “non voglio conoscerlo” con “non posso conoscerlo”. Questo il senso intellettuale. Ma il senso passionale è proprio: “non voglio conoscerlo”. Si sa che non è vero, ma non lo si dice per puro artificio, lo so dice perché lo si prova; e questo basta a sopprimere la distanza, basta cioè alla felicità.

C’est le miracle bienfaisant de l’amour-propre que peu de gens pouvant avoir les relations brillantes et les connaissances profondes, ceux auxquels elles font défaut se croient encore les mieux partagés parce que l’optique des gradins sociaux fait que tout rang semble le meilleur à celui qui l’occupe et qui voit moins favorisés que lui, mal lotis, à plaindre, les plus grands qu’il nomme et calomnie sans les connaître, juge et dédaigne sans les comprendre. Même dans les cas où la multiplication des faibles avantages personnels par l’amour-propre ne suffirait pas à assurer à chacun la dose de bonheur, supérieure à celle accordée aux autres, qui lui est nécessaire, l’envie est là pour combler la différence. Il est vrai que si l’envie s’exprime en phrases dédaigneuses, il faut traduire: «Je ne veux pas le connaître» par «je ne peux pas le connaître». C’est le sens intellectuel. Mais le sens passionné est bien: «je ne veux pas le connaître.» On sait que cela n’est pas vrai mais on ne le dit pas cependant par simple artifice, on le dit parce qu’on éprouve ainsi, et cela suffit pour supprimer la distance, c’est-à-dire pour le bonheur.

Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto, Vol. 2; All’ombra delle fanciulle in fiore, pag. 373 (Ed. Einaudi 1949, traduzione di Franco Calamandrei e Nicoletta Neri)

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Fotografia

La fotografia acquista un po’ della dignità che le manca quando cessa di essere una riproduzione della realtà e ci mostra cose che più non esistono.

La photographie acquiert un peu de la dignité qui lui manque quand elle cesse d’être une reproduction du réel et nous montre des choses qui n’existent plus.

Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto, Vol. 2; All’ombra delle fanciulle in fiore, pag. 366 (Ed. Einaudi 1949, traduzione di Franco Calamandrei e Nicoletta Neri)

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Amici (difetti)

Ciascuno dei nosri amici ha talmente i propri difetti che, per continuare a volergli bene, siamo costretti a uno sforzo per consolarci di essi pensando al suo ingegno, alla sua bontà, al suo affetto o, piuttosto, a ricorrere a tutta la nostra buona volontà per non tenerne conto. Purtroppo, la nostra compiacente ostinazione a non vedere il difetto dell’amico è inferiore a quella con cui egli vi si abbandona, a causa della sua cecità e della cecità che attribuisce agli altri. Perché il suo difetto egli non lo vede, o crede che gli altri non lo vedano. Siccome il rischio di dispiacere deriva soprattutto dalla difficoltà di capire che cosa passa o che cosa non passa inosservato, di dovrebbe almeno, per prudenza, non parlare mai di sé, perché è un tema sul quale si può essere certi che la vista degli altri e la nostra non concordano mai.

Chacun de nos amis a tellement ses défauts que pour continuer à l’aimer nous sommes obligés d’essayer de nous consoler d’eux—en pensant à son talent, à sa bonté, à sa tendresse—ou plutôt de ne pas en tenir compte en déployant pour cela toute notre bonne volonté. Malheureusement notre complaisante obstination à ne pas voir le défaut de notre ami est surpassée par celle qu’il met à s’y adonner à cause de son aveuglement ou de celui qu’il prête aux autres. Car il ne le voit pas ou croit qu’on ne le voit pas. Comme le risque de déplaire vient surtout de la difficulté d’apprécier ce qui passe ou non inaperçu, on devrait, au moins, par prudence, ne jamais parler de soi, parce que c’est un sujet où on peut être sûr que la vue des autres et la nôtre propre ne concordent jamais.

Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto, Vol. 2; All’ombra delle fanciulle in fiore, pag. 343 (Ed. Einaudi 1949, traduzione di Franco Calamandrei e Nicoletta Neri)

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Desideri

Invero, un desiderio ci sembra più bello, ci appoggiamo ad esso con maggior fiducia, quando sappiamo che fuori di noi la realtà gli si conforma, anche se per noi esso non è appagabile. E pensiamo con più gioia ad una vita in cui, purché per un istante allontaniamo dal nostro pensiero il piccolo ostacolo accidentale e particolare che personalmente ce lo impedisce, possiamo immaginare noi stessi nell’atto di appagarlo. Quanto alle belle fanciulle che passavano, da quando avevo saputo che le loro guance potevano essere baciate, ero diventato curioso della loro anima. E l’universo mi era apparso più interessante.

Car un désir nous semble plus beau, nous nous appuyons à lui avec plus de confiance quand nous savons qu’en dehors de nous la réalité s’y conforme, même si pour nous il n’est pas réalisable. Et nous pensons avec plus de joie à une vie où, à condition que nous écartions pour un instant de notre pensée le petit obstacle accidentel et particulier qui nous empêche personnellement de le faire, nous pouvons nous imaginer l’assouvissant. Pour les belles filles qui passaient, du jour où j’avais su que leurs joues pouvaient être embrassées, j’étais devenu curieux de leur âme. Et l’univers m’avait paru plus intéressant.

Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto, Vol. 2; All’ombra delle fanciulle in fiore, pag. 310 (Ed. Einaudi 1949, traduzione di Franco Calamandrei e Nicoletta Neri)

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Donne

… vidi di lontano arrivare alla nostra volta la principessa di Lussemburgo, semiappoggiata ad un ombrello in maniera da imprimere al suo corpo alto e meraviglioso quella lieve inclinazione, da fargli disegnare quell’arabesco tanto caro alle donne che erano state belle sotto il Secondo Impero e che sapevano, con le spalle sfuggenti, la schiena un po’ curva, il bacino infossato, la gamba tesa, far ondeggiare mollemente il loro corpo, come una sciarpa, intorno all’armatura d’un invisibile fusto inflessibile e obliquo che lo attraversasse.

je vis de loin venir dans notre direction la princesse de Luxembourg, à demi-appuyée sur une ombrelle de façon à imprimer à son grand et merveilleux corps cette légère inclinaison, à lui faire dessiner cette arabesque si chère aux femmes qui avaient été belles sous l’Empire et qui savaient, les épaules tombantes, le dos remonté, la hanche creuse, la jambe tendue, faire flotter mollement leur corps comme un foulard, autour de l’armature d’une invisible tige inflexible et oblique, qui l’aurait traversé

Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto, Vol. 2; All’ombra delle fanciulle in fiore, pag. 295-6 (Ed. Einaudi 1949, traduzione di Franco Calamandrei e Nicoletta Neri)

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Vestiti di Odette / 2

… la sua vista [di Odette] mi dava ancor più viva la sensazione dell’aria aperta e del caldo. Tanto più che, già persuaso che in virtù della liturgia e dei riti in cui la signora Swann era profondamente versata, il suo abbigliamento fosse unito alla stagione e all’ora da un legame necessario e unico, i fiori del suo flessibile cappello di paglia, i nastrini del suo vestito mi sembravano nascere dal mese di maggio anche più naturalmente dei fiori dei giardini e dei boschi; e, per conoscere il turbamento nuovo della stagione, non c’era bisogno che alzassi gli occhi più su del suo ombrello, aperto e teso come un altro cielo più prossimo, rotondo, clemente, mobile e azzurro. Perché quei riti, se erano sovrani, mettevano però tutto il loro orgoglio, e quindi la signora Swann metteva il proprio, nell’obbedire con condiscendenza al mattino, alla primavera, al sole, i quali non mi sembravano abbastanza lusingati che una donna così elegante consentisse a non ignorarli ed avesse scelto per loro un abito d’una stoffa più chiara, più leggera, svasato al colletto e alle maniche, sì da far pensare al profumato madore della nuca e dei polsi…

Mais, par tout cela même, sa vue ne me donnait que davantage la sensation du plein air et de la chaleur. D’autant plus que déjà persuadé qu’en vertu de la liturgie et des rites dans lesquels Mme Swann était profondément versée, sa toilette était unie à la saison et à l’heure par un lien nécessaire, unique, les fleurs de son inflexible chapeau de paille, les petits rubans de sa robe me semblaient naître du mois de mai plus naturellement encore que les fleurs des jardins et des bois; et pour connaître le trouble nouveau de la saison, je ne levais pas les yeux plus haut que son ombrelle, ouverte et tendue comme un autre ciel plus proche, rond, clément, mobile et bleu. Car ces rites, s’ils étaient souverains, mettaient leur gloire, et par conséquent Mme Swann mettait la sienne à obéir avec condescendance, au matin, au printemps, au soleil, lesquels ne me semblaient pas assez flattés qu’une femme si élégante voulût bien ne pas les ignorer, et eût choisi à cause d’eux une robe d’une étoffe plus claire, plus légère, faisant penser, par son évasement au col et aux manches…

Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto, Vol. 2; All’ombra delle fanciulle in fiore, pag. 227 (Ed. Einaudi 1949, traduzione di Franco Calamandrei e Nicoletta Neri)

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